Katia's Russian Tea Room

Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza...
giovedì, 01 ottobre 2009

i falsi maestri

Persone soddisfatte, risolte, che mi piacciono.

Ma ne conosco?

No.

Sarà perché le persone che mi piacciono son quelle piene di dubbi e i soddisfatti di sè, i bravi maestri so tutto io e ho capito tutto  mi indispongono, e mi indispongono perché mi sembrano assolutamente superficiali e frettolosi, e la fretta mi fa paura più di ogni cosa. Mi fa inorridire. Sul serio.

Ma una persona sì, mi è piaciuta ed era risolta e soddisfatta: la Jole.

La Jole è una tipa di una cinquantina d'anni, un po' zoppa, che tornava col mio stesso pullman da Roma. Era stata all'ospedale, perché ogni sei mesi si deve ricoverare: ha una malattia autoimmune e deve farsi controllare. Ed era serena.

Le malattie autoimmuni sono una carognata, me l'ha spiegato la Susanna.

Le dispiaceva aver lasciato l'ospedale, la gente lì le vuole bene, ma tanto tra sei mesi torna.

Bene.

E poi, anche se dispiaciuta per aver lasciato l'ospedale, era ugualmente  felice: ad aspettarla c'è Renato, il suo compagno. Mi spiega che lei non ha mai avuto una vita vera, non è mai uscita molto e non ha potuto studiare, e poi fino ai cinquanta ha assistito i genitori. Morti loro, ha incontrato Renato, un muratore separto dalla moglie. E si sono innamorati. E vivono insieme. Hanno una casa piccola sul mare. Lei ha fatto le tende da sola, un po' storte, ma belle, per una che non ne ha mai fatte: arancio. Renato dice  che son davvero molto molto belle. Le figlie di lui non la trattano un granchè, ma lei le capisce e poi son brave ragazze, una è avvocato, e poi impareranno a conoscerla e magari le vorranno pure bene.

Lei sta bene con Renato: a volte, quando fanno l'amore, per la gioia si mettono a ridere e devono smettere.

Jole, mi dica lei chi sono, mi insegni qualcosa.  

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martedì, 29 settembre 2009

E in un momento di grande disperazione,

la Forza manderà un salvatore

e sarà chiamato "Figlio dei due soli" 

Non conosceremo mai una persona totalmente, per quanto lo possiamo ritenere o sperare. Non accade mai: troppe pieghe. Non siamo dei cubi, siamo quantomeno poligoni irregolari con 50000 facce.

Quantomeno.

Vedi Lord Darth Fener: Buono? Cattivo?

Eppure Anakin- Darth Fener riporta l'equilibrio. E lo fa distruggendo i Sith.

Figo.

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martedì, 29 settembre 2009

L'ipocrisia è l'omaggio che la verità rende all'errore.

Spesso qui si dice che "si odia la falsità e l'ipocrisia".

Il tutto suona bene, e sembra brutto non dirlo  anche, ma davvero, io non so bene cosa voglia dire IPOCRITA.

I P O C R I T A

So che è greco e che c'entra col teatro.

Poi...?

Poi mi verrebbe da dire che l'ipocrisia sta nei bravi maestri. In quelli che ci ammiccano dicendo "Ascoltate la giustezza di quello che dico, però, oh! Non guardate a quello che faccio!" L'ipocrita è forse un grande affabulatore.

Ecco un difetto che non ho, finalmente.

Ho chiesto a Rosa, che mi ha parlato dell'errore fondamentale di attribuzione. Affascinante ma complesso. 

Ho poi fatto una ricerca con Google, ed ecco cosa mi ha saputo spiegare bene:

"Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello."

Bella. Mi è sempre piaciuta. Mi è sempre sembrata così giusta.

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lunedì, 28 settembre 2009

Merda, mi viene il pensiero di mia zia Clara e mi viene da piangere.

Il primo flash è di me che ingurgito una fettina piena di filini di grasso per farle vedere che mangio tutto. 12 anni.

Il secondo è di lei coi capelli ramati, alla mia laurea, che guarda i miei amici e mi viene a dire Katiù, qui ti vogliono bene, stai qui... 24 anni.

Il terzo è di me all'ospedale, e di lei che viene ogni giorno, ma fa mangiare cose migliori, mi alza dal letto, mi pulisce il sedere e prende un mio braccio e lo carezza ed io che dico "Grazie zì..." col filo di voce che avevo. 29 anni.

Il terzo è di lei all'ospedale. L'ho ricordato stasera. Lei che muore, che non ha più i capelli ramati, anzi, non ha più i capelli, proprio. Ed io che svengo in classe a sentir parlare di tumori, che e faccio la grande entro e le prendo un braccio gonfio e giallastro e lo carezzo e poi corro a vomitare. Il giorno del mio compleanno, muore. 

Di lì ho avuto una visione chiara di cosa significa dignità della morte. E di cosa significa sentirsi amati. Essere a casa. Venire puliti e alzati dal letto. Com'è strano, pensarci ora.  

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venerdì, 25 settembre 2009

Mi diceva Federica che un suo amico ha deciso di vivere nella città X, perché a lui è sempre piaciuta, ogni volta che l'ha visitata. Allora ha cercato un lavoro lì e la fidanzata lì.

Non mi pare un brutto modo di procedere. Io ho un senso di smarrimento assoluto: vorrei appartenere, ma non si può, non si riesce.

Comincio ad invidiare chi ha un lavoretto e una casetta e delle abitudini, dei passi consolidati, dei percorsi standard da fare ogni giorno. Mi dico che ho voluto provare ad avere di più, ma non so più cosa sia, questo di più, e a volte neanche respiro, e mi sento persa.

Sto male per questo posto, e per altri posti, e cerco di non pensare. Accrezzo i muri, e soffro come non mai, soffro tantissimo, come se ci fosse dietro una morte breve e feroce, e io non so venire a patti con me stessa, e men che meno con lei.

A volte vorrei che arrivasse il tifone di Dorothy, e ci sparpagliasse tutti a caso.

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lunedì, 21 settembre 2009

E voglio essere come tutti gli altri e delle Cose sentirmi una parte
E voglio essere come tutti gli altri e della Vita sentirmi una parte
E voglio essere come tutti gli altri e del Futuro sentirmi una parte
E voglio essere come tutti gli altri e di Voi tutti sentirmi una parte...

Quello prende e se ne va di casa, e mio padre conclude che in definitiva,  non si sa mai cosa capita in casa d'altri. Io, ad esempio, nei dieci anni di buio, vedevo gli altri e mi sembravano così a posto, così normali, così tranquillamente normali. Mi capita anche ora, in realtà.

Io voglio essere come tutti gli altri.

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venerdì, 18 settembre 2009

Lo sapete cos'ha in testa il mago Walter quando il trucco gli riesce non pensa più a niente? Io mi devo scusare. E' un post di scuse. Mi scuso verso te, Lo. Per la mia indelicatezza ed ottusità e stupidità. Se cade una forchetta, la prendo al volo. Ieri sono andata a letto, e il mio corpo ha scaldato le lenzuola abbastanza fresche. Non fa ancora freddo da piumone. Ho visto la Francia, piuttosto bene. A volte faccio dei bagni di mare, sempre a tarda ora. Il mio taglio fa male, ma ho speranze. Potrei lavorare presto. Mia madre mi ama assai. Se mi taglio esce sangue, e vedo i tramonti. Sono cose importanti, assolutamente. Ed io ho avuto una lezione. E spero vada tutto bene. E che tu ti possa arrampicare su quella moto alta due volte te senza toccare coi piedi il pedalino (che sennò fai fare brutte figure)per ancora mille anni.
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mercoledì, 16 settembre 2009

La mia voce

... quella volta andammo dalla psicologa, quella volta solamente, ci siamo stati. Il problema era la mia balbuzie, e il maestro, che mi Vedeva sul serio, si era preoccupato del mio non riuscire a tirare fuori.. Avevo otto anni. Facemmo dei disegni. Disegnai dei fiori a petali doppi, tipo alcuni grandi e altri piccoli fra quelli grandi, di colori diversi. Ne ho ancora alcuni, di disegni di petali a fiori doppi, ad esempio in un cartoncino per la festa della mamma, dove a penna c'è mia mamma disegnata in mezzo a questi fiori che erano la mia specialità e scritto grosso MAMMATIVOLGLIOBENE" con la B alla rovescia. Mamma lo mostra alle persone, pure oggi.

Allora esco dalla stanza dello psicologo e i miei erano uniti e sorridenti. Parlavano piano. Come tono di voce, intendo. Piano. In macchina volevano che parlassi, della scuola, di mio cugino Leo e dei lavoretti che facevamo col legno. Un omino di mezzo metro da far combattere con Jeeg Robot, e con mio cugino non balbettavo mai, anzi, spiegavo: bisogna fargli i pugni rotanti, e la P andava liscia quasi sempre. I miei mi ascoltavano. La dottoressa ha detto di lasciarti serena, di non innervosirci con te. Non dovevate dirmelo, ma ok, ok. Ascoltavano e ridevano insieme. Ma chi sono questi due? E' durato un giorno. E' stato un bel giorno, non che gli altri non lo fossero, ma ero una bimba diversa, quel giorno lì..

...poi Ale entrava nei negozi e chiedeva i dischi per me, quando andavamo a danza. Grazie Ale per aver chiesto tutti quei dischi per me. Purple Rain poteva essere un bel problema.

...e al campo scuola non leggevo le cose a voce alta. Uno si innamorò di me a 16 anni. Lui era grande, un bel ragazzo, universitario, serio, intelligente. Eravamo lì al campo e io assolutamente non balbettando parladogli, gli dissi che balbettavo, per questo evitavo di leggere. "Altrimenti saresti perfetta", disse. Perfetta. Nnnnon lo so.

....poi ho smesso. .... poi è andata via la voce. Questioni emotive, dicevano. Ero a Bologna, e lui amava la mia voce roca, sempre più roca. Il professore di diritto di famiglia mi faceva le domande ed io scrivevo. Ventotto. ... poi l'operazione, poi la voce cristallina "Non mi piace più la tua voce...". Ok. A me piaceva. Le ore passate al muro vicino alle due torri. Perché dalla finestra del dottore si vedevano le torri che le potevi toccare. Lì cantavo le vocali AAAAAAAAAAAAAaaaaaaaaaaaaaaaaAAAAAAAAAAAAAAAAAAA, così, prima piano poi forte. AAAAAAAAAAAAAaaaaaaaaaaaaaaaAAAAAAAAAAAAAaaaaaaaaaaaa.

Poi il lavoro. Ti abbiamo presa perché hai una bella voce. Dio, ero soddisfatta. del mio male ho fatto il mio bene.

Io arrivo col treno verso le dieci, e mio padre mi aspetta. Quando arrivo in stazione lo vedo scendere le scale del sottopassaggio. Non prende quasi mai l'uscita giusta, lo chiamo, Pà!, e lui fa un mezzo saluto e fa due o tre scalini, per prendere la valigia. "tutto vè, Katiù?", sì, sì. In macchina torno bambina. Gli parlo e qualcosa impedisce, ogni volta. Balbetto sempre, almeno qualche parola, con lui. Sempre, ogni volta, pure sabato scorso. Balbetto la I quando dico io, e la P, la seconda di papà. Cado sulla N di Penelope. Poi passa. So che non mi ascolta, ora meno di prima. So che basta che ci sia e che sia viva. Che sono un'idea prima di una persona.

Esiste nel mondo un posto in cui si parla senza suoni?

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martedì, 15 settembre 2009

"...i tuoi sentimenti sono l'unica cosa reale. Cosa senti?"

Quando fa il gesto con le mani, (che è un gesto così: serra le dita e fa diventare i palmi due punte di spada, unisce i polpastrelli delel tre dita più lunghe. Strada chiusa) a me viene un brivido.

Non mi va di piangere: è il tempo per me e non posso piangere. Pago quel tempo.  

Cosa sento. Nulla. Cosa vedo. Nulla. Quei palmi, le dita serrate. Stretto. Nulla.

Una volta, dicendole cosa sento, ha allargato un po' le dita, mentre diceva "spiraglio". Son stata meglio. Per quel gesto solo, il famoso gesto che vale mille parole.

I miei sentimenti sono l'unica cosa vera. Li scelgo sempre da un elenco che mi dà. Molti sono con la " I ".

Impossibilità. Impotenza. Inadeguatezza.

Poi giro la pagina e torno alla "A". Ansia.

"R"...rabbia. "P" paura.

...e sotto la "N"? Solo questo? "Noia"?

Cosa cerchi?

"Cerco "Niente" ..." 

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lunedì, 14 settembre 2009

Penso ai talenti, quelli dell'infanzia.

Tat dice che il nostro talento vero si è manifestato quando eravamo piccoli, ed ora ce lo siamo scordato.

 Allora prendo e ci penso. Amavo le cose vere, da piccola. Amavo che mi si parlasse sul serio, che non mi si prendesse in giro. Amavo costruire cose. E imparavo canzoni alla svelta.

Ok, come si coniugano queste tre cose? Non lo so davvero. Non so manco se sono a metà viaggio, o se devo ancora partire. Non lo so. So che non ci sono, so che il pensiero che ho di notte è uno ed uno solo. So che io vado sempre più a fondo, a favore di una che non sono io ma che è più

simpatica - audace- intelligente - positiva - acuta - colta.

Ma che va bene.

Va bene così.

A nessuno interessa, e neanche a me interessa.

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